
Pietro Piffetti (Torino, 1701-1777), Scrivania a due corpi, 1767-68
Il re degli ebanisti piemontesi, Pietro Piffetti, è l’autore di uno straordinario arredo recentemente tornato in Palazzo Chiablese, dopo una complicata vicenda che lo ha tenuto lontano dalla sua sede d’origine per più di settant’anni. L’opera fu pagata all’artista tra 1767 e 1768 per essere collocata proprio nel gabinetto attiguo alla galleria del duca di Chiablese. Rappresenta quindi un capolavoro dell’ultima fase di produzione dell’artista, che morì nel 1777.
Il mobile è realizzato con un’impiallacciatura in legno violetto e altre essenze rare, entro le quali emerge la raffinatezza degli intarsi in avorio colorato e madreperla che, sul piano ribaltabile della scrivania, disegnano una straordinaria composizione a forma di valva di conchiglia.
Nel 1943 il mobile fu spostato dal palazzo per metterlo in salvo dai bombardamenti, ma da quel momento passò di mano in mano sino ad essere esportato illegalmente. Nel 2018, una straordinaria operazione del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Torino ne ha permesso il recupero e la riconsegna alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, che ne ha disposto il ritorno presso la Sala dell’alcova.

