
Antiveduto Gramatica (1571-1626), Urania, 1620 circa
Una donna abbigliata all’antica, con il capo cinto di stelle, regge nella mano sinistra un compasso e nella destra una sfera armillare, vale a dire un modello della sfera celeste messo a punto dai Greci già nel 255 a.C. Come ricordato dall’iscrizione sulla fascia che sorregge la veste, si tratta di Urania (dal greco Uranos, “cielo”), musa dell’astronomia e della geometria nata dall’unione tra Zeus e Mnemosine.
Il dipinto venne realizzato intorno al 1620 da Antiveduto Gramatica, seguace romano di Caravaggio, da cui riprende i netti contrasti tra luci e ombre. L’Urania apparteneva a un ciclo di nove tele raffiguranti le Muse allestito in una sala dell’antico palazzo ducale di Torino. Oltre all’Urania, si conservano in Palazzo Chiablese a Torino due tele raffiguranti Euterpe e Polimnia, muse della musica e del canto, mentre Tersicore, musa della danza, appartiene a una collezione privata.
Durante il periodo napoleonico l’opera fu requisita dalle truppe francesi, entrando a far parte della collezione del maresciallo Jourdan. Restituita ai Savoia nel 1816, fu trasferita al Castello di Casotto. Alle vicende ottocentesche risalgono gli ingrandimenti della tela, ben visibili anche ad occhio nudo.

